VADEMECUM SUI BUONI SCUOLA   (a cura dell'AGESC)


Quali sono le spese scolastiche?

Si possono considerare varie categorie di voci di spesa: iscrizione, libri, trasporti e ristorazione, sussidi ed attivitā complementari (computer, gite, ecc.). Tutte, tranne la prima, sono comuni sia alle famiglie che mandano i figli alla scuola statale che a quelle che scelgono la scuola non statale. Entrambi i servizi sono "pubblici" (tutti devono potervi accedere senza distinzioni di razza, religione, eccetera) e pertanto non č corretta la distinzione tra scuola pubblica e privata se non per quanto riguarda l'ente fornitore del servizio. Se il fornitore č un soggetto privato, resta comunque pubblico il servizio.

Quanto spende mediamente in un anno una famiglia che manda i figli alla scuola statale?

Libri: si pagano dalla scuola media: dai 250 ai 500 euro; Trasporti: dai 250 ai 500 euro; Mensa: dai 250 ai 500 euro; Altre spese: 500 euro (cifre da verificare); Tasse di iscrizione e frequenza: da 50 a 100 euro.

Quanto spende chi manda i figli alla scuola non statale?

Lo stesso delle altre famiglie, più mediamente 1000 euro per le elementari, 2000 per le medie, 3000 per le superiori. Sono i costi che le famiglie sostengono come tassa di iscrizione e frequenza dei figli alla scuola non statale, pesa che copre interamente i costi di funzionamento di tali scuole. Il costo medio di uno studente della scuola statale è invece di 6.000 euro all'anno. Tutti pagati dai contribuenti, compresi coloro che anche pagano la scuola non statale.

Perché non esiste un regime di convenzione per il servizio scolastico statale, come avviene per la sanità e come avviene in quasi tutti i Paesi europei?

Perché il terzo comma dell'articolo 33 della Costituzione italiana, pur ammettendo il principio di libertà di iniziativa dei privati nel campo dell'istruzione, pone un limite al finanziamento pubblico, affermando che la scuola non statale si possa istituire "senza oneri per lo Stato".

Il Buono scuola allora è incostituzionale?

No, perché i buoni scuola sono destinati alle famiglie e non alle scuole. No, perché il 4° comma dello stesso art. 33 della Costituzione prevede che "la legge deve assicurare agli alunni delle scuole non statali un trattamento equipollente a quello degli alunni delle scuole statali". No, perché l'art. 1 della legge 62/2000 (Legge di parità) dichiara che le scuole non statali aventi i requisiti sono parte costitutiva del servizio pubblico del sistema nazionale di istruzione, alla pari delle scuole gestite dallo Stato.

La vera discriminazione in contrasto con la Costituzione è che la libertà di scelta data alle famiglie è soltanto nominale e non effettiva, anche per l'aspetto economico.

Il buono scuola attuale sottrae risorse alla scuola pubblica statale, che già versa in gravi condizioni strutturali, per darli alle famiglie ricche?

L'entità della spesa per i buoni scuola è assolutamente ininfluente sullo stato della scuola italiana. In Veneto, per esempio, 20 miliardi di vecchie lire vanno confrontati con gli oltre 3.000 miliardi che rappresentano il costo complessivo annuo della scuola statale nella Regione. E inoltre il buono scuola ha raggiunto molte famiglie che ne hanno realmente e tangibilmente beneficiato. In Veneto sono molte le famiglie disposte ad affrontare rinunce pur di poter scegliere liberamente la scuola per i propri figli.

Alcuni dati statistici.

In Veneto gli iscritti alla scuola statale nel 2000 sono circa 470.000, a cui si aggiungono i 25.000 iscritti alla scuola non statale, che sono dunque il 5% (tra l'altro il 5% di 3.000 miliardi ammonta a 150 miliardi che lo Stato "risparmia" grazie all'esistenza delle scuole non statali; e il buono scuola veneto ne impegna solo 20).

Hanno presentato domanda per il buono scuola nel primo anno di attuazione le famiglie di poco meno di 16.000 studenti e sono state ammesse 15.382 domande presentate (39 per cento della scuola superiore, 23 per cento delle medie e 38 per cento delle elementari). Il due per cento dei beneficiari frequenta la scuola statale (in scuole statali il cui costo di iscrizione e frequenza supera il tetto della franchigia, dato che la Legge dà facoltà di accedere al buono a quanti pagano tasse scolastiche superiori alle 300.000 lire).

Chi ne ha beneficiato?

Il 55% nella fascia di reddito equivalente più bassa (fino a 30 milioni lire), il 34% nella fascia intermedia (da 30 a 60 milioni) e il rimanente 11% della fascia alta (da 60 a 90 milioni, da 60 a 80 milioni nel secondo anno). Non è corretto affermare che i buoni scuola sono destinati ai ricchi.