Relazione di don Donato Pavone, psicologo e assistente di Azione Cattolica:
LE RELAZIONI IN UN INSEGNANTE DI SCUOLA CATTOLICA
Mi dedico oggi alla relazione insegnante alunno, lasciando a voi e a future occasioni formative tanti altri tipi di relazione, altrettanto importanti in chiave educativa.
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IDENTITÀ E RELAZIONE
La prima osservazione riguarda lo stretto rapporto che cè tra identità e relazione. Gli psicologi hanno dibattuto a lungo la problematica del rapporto tra individuo e ambiente. La questione, che rimane anche oggi materia di discussione in ambito psicologico e pedagogico, può essere così formulata: lo sviluppo cognitivo, affettivo e volitivo dipende primariamente dallambiente e dai suoi stimoli, oppure dal soggetto e dalle sue potenzialità innate? Si è ormai giunti alla convinzione condivisa che lo sviluppo sta nellinterazione continua tra individuo e ambiente, sta cioè nella relazione. A questo proposito vi è un fenomeno complesso da affermare: da un lato la qualità delle relazioni dipende dal grado di strutturazione e maturazione delle identità dei soggetti che vi sono coinvolti, dallaltro sono proprio le relazioni iniziali e attuali che il soggetto ha con le figure, che con lui interagiscono e che di lui si prendono cura, a rappresentare il fattore fondamentale in ordine alla costituzione di una sua solida e coesa identità. Dunque, se è vero che la relazione esprime il livello di maturità dellindividuo, è altrettanto vero che è proprio il suo continuo rimanere in relazione che lo fa crescere e maturare nella propria identità. Da qui la considerazione che sono estremamente importanti, in ordine alla maturazione, le forme di relazione che la persona ha vissuto e vive. Ma cè di più. La persona umana è sempre in relazione con tutto ciò che è altro rispetto a sé, dallinizio alla fine della sua esistenza. Non esiste un momento o una stagione della vita in cui il soggetto possa dire di essere sciolto da tutto e da tutti. Non può dirsi matura quella persona che continua a vivere forme infantili di simbiosi o di fusione relazionale, ma, per contro, la maturità non consiste nellassoluta indipendenza o autonomia. In altre parole, la scommessa che riguarda tutti noi, in quanto esseri umani, è quella di passare da una relazione immatura ad una relazione matura. Per questa strada giungiamo almeno a due conclusioni: 1) per aiutare le persone a crescere bisognerà saper costruire con loro una vera, bella e buona relazione educativa, 2) educare significa formare ad una relazionalità matura. Uno dei nodi centrali delleducare oggi verterà attorno al profilo di tale relazionalità, intesa come luogo proprio e obiettivo finale dellopera educativa. In altri termini, la questione fondamentale che ci dobbiamo porre riguarda il come di questa relazione. Come insegnanti dovremmo sempre aiutare i nostri ragazzi a rimanere aperti e a stare dentro. Nel nostro agire dovremmo sempre ricordare che il ragazzo struttura una sua identità integrata nella misura in cui si butta nellimpegno e nelle relazioni di affetto, si assume delle responsabilità, si informa. Concretezza, stabilità, perseveranza, capacità di stare nella complessità e di non fuggire di fronte alle sfide della vita, forza di tollerare le frustrazioni sono sia condizioni di possibilità di apprendimento e di sviluppo integrale della persona, che segnali indicatori di una maturità in fieri. Dobbiamo mantenere viva la coscienza dellimportanza che hanno, nella crescita del ragazzo, lintervento e il ruolo della figura educativa di riferimento, il tessuto relazionale della comunità di persone in cui egli vive e la qualità propositiva dellambiente in cui si muove. Per una corretta identificazione, lelemento culturale si intreccia indissolubilmente con quello naturale.
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FORTE DESIDERIO DI RELAZIONE
La seconda osservazione riguarda il desiderio forte di relazione, tipico delluomo postmoderno. E questo uno dei segni che sembrano caratterizzare le trasformazioni profonde di questo nostro tempo e che ci interpellano in modo diretto e radicale. In positivo può essere letto come un bisogno intenso, implicito e diffuso di autenticità relazionale. Si tratta di un bisogno che non sempre si trasforma in domanda, che non sempre è in grado di valutare criticamente le risposte. Una serie di fattori, complessi e difficili da valutare, ne sono alla base. Certo è che tale crescente bisogno di autenticità nelle relazioni è forse il modo in cui nel nostro tempo si manifesta la domanda di felicità, come ricerca diretta del volto dellaltro, di sintonia emotiva, di gratificazione, di condivisione. Va registrata tuttavia una profonda ambivalenza in questo bisogno. Si tratta di un problema che investe la stessa struttura delluomo e quindi la cultura, cioè il modo di pensare e di giudicare, prima ancora che il costume, linsieme delle abitudini di vita. E cambiato il modo dintendere la relazione autentica, prevalentemente ridotta ad unesperienza confinata in uno spazio circoscritto e selettivo, oppure percepita come una scelta di generosità facoltativa, nel contesto di una convivenza fondata per lo più sul sospetto e sul conflitto. Le relazioni diventano così progressivamente corte e autoreferenziali. Ognuna di esse ha in sé il proprio senso e la propria logica. Nella sfera dei rapporti corti convivono la logica estetica del gusto e quella affettiva della gratificazione con la logica utilitaristica del vantaggio e del consumo. Oggi la distinzione fra autentico e nonautentico coincide con quella fra immediato e mediato. Ciò che è autentico è sempre immediato, diretto, non ha bisogno di schermi. La Chiesa, lo Stato, la famiglia e, a livelli diversi, la morale, appaiono come intralci fastidiosi, istituzioni sorde e sbiadite, forse necessarie per salvare contenuti dottrinali o vincoli gerarchici, ma sicuramente inadatte ad offrire un ambiente caldo ed accogliente. Si fa strada così la convinzione che lunica forma autentica di reciprocità sia quella paritaria, simmetrica, perfettamente bilaterale, scelta e contrattata. Rispetto a questa forma di relazione, ogni altro rapporto in qualche modo asimmetrico, che presuppone cioè un dislivello non scelto tra persone, tende ad essere progressivamente screditato: è autentico il rapporto affettivo tra due persone che si riconoscono e che condividono degli interessi, mentre lo è di meno quello tra genitori e figli, docenti e alunni, meno ancora tra padrone e operaio o tra cittadino e straniero. La distinzione tra relazioni buone e cattive coincide con la distinzione tra relazioni volontarie e involontarie. Ora, lo Stato, la Scuola, la Chiesa, la famiglia, appaiono come forme di associazioni involontarie, per ciò stesso risultano per lo meno problematiche. Dunque, quello delle relazioni è un desiderio che va reinterpretato, e rievangelizzato, non solo a parole ma nei fatti. Si tratta di offrire ai ragazzi un ambiente e una comunità in cui poter vivere legami di autentica relazionalità, oltre che di fornire loro chiavi interpretative per leggere il vissuto ed elaborare nuovi significati.
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ALLA VERITÀ PER LA VIA DELL'ALTERITÀ
La terza osservazione riguarda la ricerca della verità e il suo rapporto con la libertà. Nella Fides et ratio il Papa indicava tre vie alla verità: la gratuità, linteriorità e lalterità. La verità è legata alla dimensione costitutiva della persona umana, ovvero alla sua natura relazionale. Lalterità dice Giovanni Paolo Il si iscrive non solo nel carattere trascendente della verità rivelata ma anche nella natura stessa delluomo, il quale non può comprendersi se non come essere in relazione con se stesso, con il mondo, con gli altri, con Dio. La verità delle cose e la libertà si danno nella relazione. Questa è una convinzione che ci viene non solo dai testi biblici, ma anche dalla riflessione recente sui temi riguardanti lintersoggettività, lalterità, la libertà e la reciprocità. Accogliere laltro, assumerlo come altro e non come una proiezione di sé e dei propri desideri significa riandare alle sorgenti del proprio essere e alla verità delle cose. Laltro, con la sua presenza e con il suo appello, libera la mia libertà. E la relazione di reciprocità con laltro che mi restituisce a me stesso per quello che veramente sono. Dice lEnciclica che la capacità e la scelta di affidare se stessi e la propria vita ad unaltra persona costituiscono certamente uno degli atti umanamente più significativi ed espressivi. La ragione ha bisogno di essere sostenuta nella sua ricerca da un dialogo fiducioso e da unamicizia sincera. Del resto, il cammino interminabile di ricerca della verità ha come meta ultima un essere personale a cui affidarsi.
Aggiungo alcune riflessioni in relazione alla formazione integrale dellindividuo a scuola. La ragione non va pensata come asettica, fredda e distaccata. Non possiamo mettere in atto una formazione scolastica e culturale che tocchi solo la testa, che proceda solamente per idee chiare e distinte, per concetti e categorie. Ci vorrà certo un linguaggio assertivo (per la comunicazione di contenuti oggettivi), ma ci vorrà anche un linguaggio narrativo, evocativo e simbolico, capace di coinvolgere contemporaneamente affetti e conoscenza. Larte figurativa, la musica, la danza, la parabola, lanalogia e la metafora toccano contemporaneamente lelemento conoscitivo e affettivo. Ogni insegnante dovrà imparare a comunicare toccando, per quanto possibile, tutte le modalità a sua disposizione. Ma questo significa anche che un insegnamento dovrà rimanere in stretta connessione con tutti gli altri, nellottica della complementarietà e del dialogo interdisciplinare, che si dà solamente nel rispetto della diversità che caratterizza ogni forma e area del sapere. Sul piano della conoscenza della verità, va considerata e rivalutata la sfera degli affetti. Lemozione ed il sentimento possono svolgere una funzione positiva in ordine alla cognizione. Lemozione ed il sentimento non rappresentano lo smarrimento della ragione, piuttosto un modo per arricchire ed articolare la comprensione e la percezione della realtà. Per esempio lemozione positiva, di piacere e attrazione, può suscitare linteresse, la attitudine esplorativa, la curiosità ed il desiderio di conoscere. Le emozioni spingono a preferenze, a gusti, a propensioni di scelta e di adesione. La sfera affettiva, poi, può svolgere un ruolo positivo anche in ordine al volere. E proprio grazie alla dimensione affettiva, infatti, che il comportamento motivato viene sostenuto nel tempo. La passione per un ideale, per esempio, può favorire la volontà e la determinazione di raggiungere un fine, di vivere un valore, così come la simpatia può facilitare lascolto di un relatore, il rapporto di condivisione e di collaborazione. Tuttavia il mondo emotivo va orientato ed educato. Spesso, infatti, lemozione disturba la ricerca del vero, del bene in sé e del bene per gli altri perché essa, per sua natura, spinge la persona al bene per sé. Ecco allora che a volte la passione per unidea si fa rigidità, presa di posizione aggressiva e poco tollerante della diversità, quasi che la non accettazione della mia posizione da parte degli altri fosse manifestazione della loro poca fiducia e stima nei miei riguardi, quasi che il fallimento della mia proposta fosse fallimento della mia persona. A volte la rabbia diventa aggressività passiva, che si manifesta in apatia, ritiro dallimpegno, svogliatezza e disinteresse. Altre volte lansia condiziona il mondo cognitivo tanto da essere foriera di difficoltà di attenzione, iperattività, mancanza di memoria e concentrazione, rigidità di schemi e incapacità di accomodamento. La simpatia stessa, che spesso è questione di pelle, mi porta nella discussione a schierarmi per una persona piuttosto che per unaltra, a non avere il coraggio della verità, di dire fino in fondo quello che penso e a dire di no per paura di perdere laffetto o un rapporto gratificante. Una formazione integrata, armonizzante la persona nella sua unità differenziata, è possibile soltanto nellorizzonte di unautentica relazione educativa. I nostri alunni possono approdare alla verità, intesa come senso per la vita, solamente se la loro ricerca razionale è accompagnata e sostenuta da un dialogo fiducioso e unamicizia sincera con coloro che sono chiamati a svolgere il lavoroservizio di docenti.
Treviso, 5 settembre 2006
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