Aggiornamento e formazione docenti del Collegio Pio X - settembre 2006

Relazione del Vescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato:

LE CARATTERISTICHE DEL DOCENTE NELLA SCUOLA CATTOLICA

Mi inserisco in una tre giorni di avvio dell’anno scolastico dal titolo importante e impegnativo: “Le nuove frontiere dell’educazione in una scuola che cambia. La nuova stagione del Pio X”. Quanto dirò è in continuità con alcune riflessioni proposte in occasione della presentazione del nuovo assetto istituzionale e strutturale del Collegio nel giugno scorso.

  1. UNA STAGIONE NUOVA PER IL PIO X

    L’attenzione particolare data al Collegio in questi ultimi due anni è segno di un impegno della Diocesi a scommettere sull’attualità di questa scuola diocesana. Forse non si è sempre visto all’esterno, perché le cose maturano nella giusta riservatezza, ma certo in quest’ultimo periodo ci siamo seriamente impegnati per un rilancio della nostra scuola diocesana.
    Ci sostiene la convinzione che la scuola cattolica oggi ha un compito e un contributo importante da dare nella pastorale, nel mondo della scuola, e nel mondo della cultura.
    Ci sostiene pure la speranza, dato che non ci nascondiamo le difficoltà e le incertezze che per-mangono oggi sulla scuola non statale e cattolica. Ma andiamo avanti in speranza.
    Le scelte fatte quest’anno (identità giuridica di Fondazione, nuove figure dirigenziali, nuovo consi-glio di amministrazione realmente efficace…) sono nate dalla convinzione che il Collegio aveva bisogno di un ripensamento e di una reimpostazione profonda; per questo parliamo di “nuova stagione del Collegio”.
    Sono nate però anche dalla constatazione che il Collegio ha ancora un patrimonio di credibilità da investire che può aprirgli il futuro (credibilità acquisita negli anni, stima degli ex allievi, attuale qualità dei docenti).
    Siamo all’avvio di un rinnovamento che ora deve essere portato avanti con coerenza, lucidità e costanza. Cercheremo di dare maggior razionalità all’organizzazione amministrativa a beneficio di tutti.
    Ma è sul piano didattico e culturale che giocheremo la reale qualità del rinnovamento del Collegio; un rinnovamento che parte dal progetto formativo e dalle prospettive di antropologia cristiana che lo ispirano e che si traduce fino alle forme concrete della vita e della docenza.
    La riuscita di questo rinnovamento è depositata per buona parte nelle mani degli insegnanti, anche se non solo. Dipenderà dalla loro disponibilità, dal loro contributo attivo e critico, dalle proposte che assieme si potranno elaborare, dalla capacità e volontà di collaborare.
    Per questo credo abbia senso la domanda su quali debbano essere le caratteristiche del docente di scuola cattolica e, aggiungo, del Collegio Pio X in questo momento. Sono caratteristiche non nuove, ma originali in questo periodo, perché toccano punti deboli del clima pedagogico di questi anni. Esse possono oggi qualificare il volto e l’anima del Collegio, dare corpo a questa stagione di rinnovato slancio per la nostra scuola, e porci all’interno del mondo della scuola con una presenza significativa e profonda. Mi fermo su quattro punti, fondamentali.
  2. LA PASSIONE PER LA FORMAZIONE INTEGRALE DEL RAGAZZO


    Giovanni Paolo II al primo Convegno della scuola cattolica (1991) indicava: “La promozione della persona umana è il fine della scuola cattolica”.
    Obiettivo unico e chiaro.
    E’ spontaneo pensare che la scuola privilegia la formazione intellettuale in vista di una abilitazione professionale del ragazzo che si avvia ad affronta-re come adulto la vita e la società.
    Essa, però, è una dimensione della crescita globale della persona ed è importante che si armonizzi all’interno di una globale educazione, altrimenti ne risente la formazione intellettuale o si trasmettono abilità in personalità che restano disarmoniche sul piano relazionale e morale.
    La formazione intellettuale non ha, poi, di mira solo l’acquisizione di abilità professionali, ma di un orizzonte culturale che permetta di muoversi in modo aperto e critico dentro il mondo, la storia, l’esistenza.
    Esiste oggi la tendenza ad un’attenzione unilatera-le alla preparazione professionale senza tener conto della condizione globale e del momento di crescita del ragazzo. Il clima competitivo del mondo del lavoro e la sua precarietà spinge a questo. Come pure le attese dei genitori orientate ad una buona riuscita sul piano di prestigio professionale ed economico.
    Una scuola cattolica non perde di vista l’obiettivo indicato dal Papa. Esso non è un obiettivo “in più” per l’etichetta di “cattolica”; dovrebbe essere “o-biettivo” di tutta l’istituzione scolastica nazionale; non è una scelta ma un dato di fatto. La scuola cattolica ha la possibilità di tenerlo presente con più chiarezza rispetto alla situazione scolastica statale ed esserne, quindi, testimone nella società.
  3. UNA PROFESSIONE E UNA MISSIONE

    Dall’obiettivo che ho ricordato deriva che il compi-to dell’insegnamento può essere definito dentro questo binomio: “professione e missione”.
    E’ una professione, perché è il lavoro che permette all’insegnante di vivere assieme alla sua famiglia, di esprimere le potenzialità della sua persona e della preparazione acquisita anche in modo più ricco di altri lavori, di essere socialmente riconosciuto.
    Però è anche una missione, perché non chiama in causa solo le abilità professionali ma anche le qualità morali e di cuore dell’insegnante.
    Il ragazzo guarda il suo insegnante come persona e, più ancora, come persona significativa della quale fidarsi, sia nell’essere accolto e capito, sia nel ritrovare una testimonianza esemplare di vita.
    All’insegnante, quindi, è chiesto un autentico esercizio di amore e di passione per il ragazzo col quale condivide un tratto di esistenza e sul quale può incidere in modo significativo.
    E’ chiesta, poi, una qualità morale della sua persona e del suo comportamento perché, volente o nolente, si colloca di fronte ai ragazzi come esempio di come si affronta la vita in tutte le sue espressioni.
    L’aspetto di “missione” non va quantificato economicamente ma moralmente e spiritualmente. Conferisce una grande dignità alla professione di insegnare, la dignità di contribuire alla formazione delle future generazioni e della futura società.
    Inoltre è uno stimolo quotidiano e forte ad una verifica sulla propria persona, ad una vera e propria conversione. In questo senso l’insegnamento diventa autenticamente un “luogo di santità” per un cristiano che segue il Vangelo come sua regola di vita.
  4. UN IMPEGNO IN SOLIDO PER CREARE L'AMBIENTE EDUCATIVO

    L’insegnamento è un compito molto personale nel quale il docente mette in campo le sue doti personali di intelligenza, di preparazione, di qualità umane e morali.
    Non è, però, un compito “individuale” da esercitare in modo avulso dagli altri colleghi e dal più generale ambiente scolastico.
    La collaborazione è chiesta da molti motivi che potrebbero essere elencati e approfonditi (la ottimizzazione delle risorse, l’interdisciplinarietà, la valutazione globale dello studente, il rapporto con le famiglie…).
    Il motivo principale, però, è la necessità di contribuire assieme a creare un “ambiente e educativo” che favorisca la formazione globale della personalità del ragazzo.
    Ho insistito altre volte sul tema dell’ambiente educativo perché è decisivo nell’educazione e, contemporaneamente, un po’ trascurato. Esso è formato da tanti elementi che chiedono di essere ben armonizzati tra loro in modo da offrire al ragazzo un’esperienza coerente in tutti i suoi aspetti e momenti.
    Attori principali nella creazione dell’ambiente educativo sono gli insegnanti dai quali il ragazzo si aspetta una coerenza non solo sul piano individuale ma anche come gruppo.
    La coerenza di gruppo si declina in diverso aspetti: la qualità delle reciproche relazioni, la sintonia negli obiettivi e nelle modalità pedagogiche, il tipo di comportamento personale, i valori ultimi di riferimento.
  5. UNA CULTURA RIGOROSA E APERTA GRAZIE ALLA ISPIRAZIONE CRISTIANA

    L’etichetta “cattolica” aggiunta a “scuola” che cosa significa?
    A volte crea il sospetto di una scuola confessionale che sa di scelta di parte e di interpretazione di par-te della realtà e della cultura.
    Altre volte, in modo più positivo, è vista come un’aggiunta che dà qualcosa di più a ciò che dà la scuola in generale; dentro il pluralismo che carat-terizza la nostra cultura e anche l’educazione.
    Sarebbe da capirla come un contributo per portare “a verità” la missione e gli obiettivi della scuola in quanto tale. La prospettiva antropologica cristiana non si sovrappone ad un'altra antropologia (e conseguente pedagogia), ma la illumina all’interno per evidenziare la sua verità più autentica e coglierne le ambiguità.
    In questo senso gli insegnanti di scuola cattolica possono contribuire al pubblico dibattito sulla cultura e sulla scuola entrando in merito alle questioni dibattute, illuminati dalla prospettiva cristiana.
    Questa sarebbe la vera “laicità” della scuola che non ritaglia i suoi spazi laici dividendoli da quelli cattolici, ma che si confronta sulle questioni reali in un pubblico e libero confronto critico e costruttivo.



    Treviso, 4 settembre 2006