Relazione del Vescovo mons. Andrea
Bruno Mazzocato:
LE CARATTERISTICHE DEL DOCENTE NELLA SCUOLA
CATTOLICA
Mi inserisco in una tre giorni di
avvio dell’anno scolastico dal titolo importante e impegnativo:
“Le nuove frontiere dell’educazione in una scuola che
cambia. La nuova stagione del Pio X”. Quanto dirò è
in continuità con alcune riflessioni proposte in occasione
della presentazione del nuovo assetto istituzionale e strutturale
del Collegio nel giugno scorso.
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UNA
STAGIONE NUOVA PER IL PIO X
L’attenzione particolare data al Collegio in questi ultimi
due anni è segno di un impegno della Diocesi a scommettere
sull’attualità di questa scuola diocesana. Forse non
si è sempre visto all’esterno, perché le cose
maturano nella giusta riservatezza, ma certo in quest’ultimo
periodo ci siamo seriamente impegnati per un rilancio della nostra
scuola diocesana.
Ci sostiene la convinzione che la scuola cattolica oggi ha un compito
e un contributo importante da dare nella pastorale, nel mondo della
scuola, e nel mondo della cultura.
Ci sostiene pure la speranza, dato che non ci nascondiamo le difficoltà
e le incertezze che per-mangono oggi sulla scuola non statale e
cattolica. Ma andiamo avanti in speranza.
Le scelte fatte quest’anno (identità giuridica di Fondazione,
nuove figure dirigenziali, nuovo consi-glio di amministrazione realmente
efficace…) sono nate dalla convinzione che il Collegio aveva
bisogno di un ripensamento e di una reimpostazione profonda; per
questo parliamo di “nuova stagione del Collegio”.
Sono nate però anche dalla constatazione che il Collegio
ha ancora un patrimonio di credibilità da investire che può
aprirgli il futuro (credibilità acquisita negli anni, stima
degli ex allievi, attuale qualità dei docenti).
Siamo all’avvio di un rinnovamento che ora deve essere portato
avanti con coerenza, lucidità e costanza. Cercheremo di dare
maggior razionalità all’organizzazione amministrativa
a beneficio di tutti.
Ma è sul piano didattico e culturale che giocheremo la reale
qualità del rinnovamento del Collegio; un rinnovamento che
parte dal progetto formativo e dalle prospettive di antropologia
cristiana che lo ispirano e che si traduce fino alle forme concrete
della vita e della docenza.
La riuscita di questo rinnovamento è depositata per buona
parte nelle mani degli insegnanti, anche se non solo. Dipenderà
dalla loro disponibilità, dal loro contributo attivo e critico,
dalle proposte che assieme si potranno elaborare, dalla capacità
e volontà di collaborare.
Per questo credo abbia senso la domanda su quali debbano essere
le caratteristiche del docente di scuola cattolica e, aggiungo,
del Collegio Pio X in questo momento. Sono caratteristiche non nuove,
ma originali in questo periodo, perché toccano punti deboli
del clima pedagogico di questi anni. Esse possono oggi qualificare
il volto e l’anima del Collegio, dare corpo a questa stagione
di rinnovato slancio per la nostra scuola, e porci all’interno
del mondo della scuola con una presenza significativa e profonda.
Mi fermo su quattro punti, fondamentali.
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LA
PASSIONE PER LA FORMAZIONE INTEGRALE DEL RAGAZZO
Giovanni Paolo II al primo Convegno della scuola cattolica (1991)
indicava: “La promozione della persona umana è il fine
della scuola cattolica”.
Obiettivo unico e chiaro.
E’ spontaneo pensare che la scuola privilegia la formazione
intellettuale in vista di una abilitazione professionale del ragazzo
che si avvia ad affronta-re come adulto la vita e la società.
Essa, però, è una dimensione della crescita globale
della persona ed è importante che si armonizzi all’interno
di una globale educazione, altrimenti ne risente la formazione intellettuale
o si trasmettono abilità in personalità che restano
disarmoniche sul piano relazionale e morale.
La formazione intellettuale non ha, poi, di mira solo l’acquisizione
di abilità professionali, ma di un orizzonte culturale che
permetta di muoversi in modo aperto e critico dentro il mondo, la
storia, l’esistenza.
Esiste oggi la tendenza ad un’attenzione unilatera-le alla
preparazione professionale senza tener conto della condizione globale
e del momento di crescita del ragazzo. Il clima competitivo del
mondo del lavoro e la sua precarietà spinge a questo. Come
pure le attese dei genitori orientate ad una buona riuscita sul
piano di prestigio professionale ed economico.
Una scuola cattolica non perde di vista l’obiettivo indicato
dal Papa. Esso non è un obiettivo “in più”
per l’etichetta di “cattolica”; dovrebbe essere
“o-biettivo” di tutta l’istituzione scolastica
nazionale; non è una scelta ma un dato di fatto. La scuola
cattolica ha la possibilità di tenerlo presente con più
chiarezza rispetto alla situazione scolastica statale ed esserne,
quindi, testimone nella società.
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UNA
PROFESSIONE E UNA MISSIONE
Dall’obiettivo che ho ricordato deriva che il compi-to dell’insegnamento
può essere definito dentro questo binomio: “professione
e missione”.
E’ una professione, perché è il lavoro che permette
all’insegnante di vivere assieme alla sua famiglia, di esprimere
le potenzialità della sua persona e della preparazione acquisita
anche in modo più ricco di altri lavori, di essere socialmente
riconosciuto.
Però è anche una missione, perché non chiama
in causa solo le abilità professionali ma anche le qualità
morali e di cuore dell’insegnante.
Il ragazzo guarda il suo insegnante come persona e, più ancora,
come persona significativa della quale fidarsi, sia nell’essere
accolto e capito, sia nel ritrovare una testimonianza esemplare
di vita.
All’insegnante, quindi, è chiesto un autentico esercizio
di amore e di passione per il ragazzo col quale condivide un tratto
di esistenza e sul quale può incidere in modo significativo.
E’ chiesta, poi, una qualità morale della sua persona
e del suo comportamento perché, volente o nolente, si colloca
di fronte ai ragazzi come esempio di come si affronta la vita in
tutte le sue espressioni.
L’aspetto di “missione” non va quantificato economicamente
ma moralmente e spiritualmente. Conferisce una grande dignità
alla professione di insegnare, la dignità di contribuire
alla formazione delle future generazioni e della futura società.
Inoltre è uno stimolo quotidiano e forte ad una verifica
sulla propria persona, ad una vera e propria conversione. In questo
senso l’insegnamento diventa autenticamente un “luogo
di santità” per un cristiano che segue il Vangelo come
sua regola di vita.
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UN
IMPEGNO IN SOLIDO PER CREARE L'AMBIENTE EDUCATIVO
L’insegnamento è un compito molto personale nel quale
il docente mette in campo le sue doti personali di intelligenza,
di preparazione, di qualità umane e morali.
Non è, però, un compito “individuale”
da esercitare in modo avulso dagli altri colleghi e dal più
generale ambiente scolastico.
La collaborazione è chiesta da molti motivi che potrebbero
essere elencati e approfonditi (la ottimizzazione delle risorse,
l’interdisciplinarietà, la valutazione globale dello
studente, il rapporto con le famiglie…).
Il motivo principale, però, è la necessità
di contribuire assieme a creare un “ambiente e educativo”
che favorisca la formazione globale della personalità del
ragazzo.
Ho insistito altre volte sul tema dell’ambiente educativo
perché è decisivo nell’educazione e, contemporaneamente,
un po’ trascurato. Esso è formato da tanti elementi
che chiedono di essere ben armonizzati tra loro in modo da offrire
al ragazzo un’esperienza coerente in tutti i suoi aspetti
e momenti.
Attori principali nella creazione dell’ambiente educativo
sono gli insegnanti dai quali il ragazzo si aspetta una coerenza
non solo sul piano individuale ma anche come gruppo.
La coerenza di gruppo si declina in diverso aspetti: la qualità
delle reciproche relazioni, la sintonia negli obiettivi e nelle
modalità pedagogiche, il tipo di comportamento personale,
i valori ultimi di riferimento.
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UNA
CULTURA RIGOROSA E APERTA GRAZIE ALLA ISPIRAZIONE CRISTIANA
L’etichetta “cattolica”
aggiunta a “scuola” che cosa significa?
A volte crea il sospetto di una scuola confessionale che sa di scelta
di parte e di interpretazione di par-te della realtà e della
cultura.
Altre volte, in modo più positivo, è vista come un’aggiunta
che dà qualcosa di più a ciò che dà
la scuola in generale; dentro il pluralismo che carat-terizza la
nostra cultura e anche l’educazione.
Sarebbe da capirla come un contributo per portare “a verità”
la missione e gli obiettivi della scuola in quanto tale. La prospettiva
antropologica cristiana non si sovrappone ad un'altra antropologia
(e conseguente pedagogia), ma la illumina all’interno per
evidenziare la sua verità più autentica e coglierne
le ambiguità.
In questo senso gli insegnanti di scuola cattolica possono contribuire
al pubblico dibattito sulla cultura e sulla scuola entrando in merito
alle questioni dibattute, illuminati dalla prospettiva cristiana.
Questa sarebbe la vera “laicità” della scuola
che non ritaglia i suoi spazi laici dividendoli da quelli cattolici,
ma che si confronta sulle questioni reali in un pubblico e libero
confronto critico e costruttivo.
Treviso, 4 settembre 2006
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