Il commercio Equo e solidale

 

1.1 Dove nasce il Commercio Equo e Solidale

 

Il Commercio Equo e Solidale nasce nella primavera del 1969, quando un gruppo di giovani cattolici inaugurò a Breukelen, una piccola città olandese, la prima Bottega del Mondo e cercando così di aiutare dei contadini e degli artigiani del Sud del Mondo ad organizzarsi in cooperative per avviare all’esportazione i loro prodotti

In pochi anni si diffuse in tutta l’Europa settentrionale coinvolgendo migliaia di volontari e centinaia di associazioni. In trent’anni centinaia di migliaia di produttori agricoli e di artigiani di Africa, Asia e America Latina sono entrati in contatto con le organizzazioni europee del Commercio Equo.

Il Commercio Equo e Solidale in Italia è nato nella seconda metà degli anni Ottanta, quando l’attività di alcune associazioni, attive da qualche anno nel sostegno ai Paesi del Terzo Mondo, prende una strada meno assistenzialistica e più orientata a rapporti commerciali equi tra venditori e compratori con pari dignità. Nascono, grazie all’impegno volontario di migliaia di persone, le Botteghe del Mondo, negozi che vendono esclusivamente o comunque in via prioritaria i prodotti del Commercio Equo e Solidale, e che all’attività di vendita affiancano quella di informazione e formazione sui temi dei rapporti Nord-Sud e del Commerci Equo, e le Centrali d’importazione, cooperative che si occupano dell’importazione e della distribuzione dei prodotti soprattutto alle Botteghe del Mondo.

Fin dall’inizio lo sviluppo, sia in termini di vendite, sia in termini di maggior consapevolezza della società civile italiana, è stato molto forte, ed oggi il movimento del Commerci Equo e Solidale è uno dei principali protagonisti del “Terzo Settore” nel nostro Paese, con le sue oltre 300 Botteghe e alcune migliaia di volontari.

Dal 1995 i prodotti del Commercio Equo e Solidale sono presenti in Italia, grazie al marchio TransFair, anche nei negozi della distribuzione tradizionale.

 

 

"Non è sufficiente rispettare leggi locali o regolamenti nazionali; è necessario un senso di giustizia globale, pari alla responsabilità che sono in gioco, prendendo atto della strutturale interdipendenza delle relazioni tra uomini al di là delle frontiere nazionali. Nel frattempo, è assai opportuno appoggiare ed incoraggiare quei progetti di "finanza etica" di micro-credito e di "commercio equo e solidale" che sono alla portata di tutti e possiedono una positiva valenza anche pedagogica nella direzione della corresponsabilità globale".

Giovanni Paolo II,
Discorso alla Fondazione "Centesimus annus pro Pontifice",
 11 settembre 1999, n. 4.