GIORNATA DELLA MEMORIA

COLLEGIO PIO X - TREVISO

Proposta riservata ai giovani del triennio dei tre istituti superiori (programma)

L'OBBLIGO DELLA MEMORIA

“La vita ha perso contro la morte, ma la memoria vince nella lotta contro il nulla”
(Todorov, L'abuse de la mémoire)

Il rischio è quello che l'uso imposto dall'obbligo la possa logorare, quasi svilendola del significato che essa riveste. La giornata della memoria non può essere ridotta ad una semplice circostanza, per di più imposta dalla normativa ministeriale, né ad una semplice celebrazione che possa in qualche modo spiegare ciò che spiegabile non è perché non tutto nella storia è possibile capire in termini ordinari, com'è il caso della Shoah e dei tanti dimenticati genocidi tutti accomunati dallo stesso disegno assassino, dallo stesso vilipendio dell'intelligenza dei protagonisti oltre che delle vittime.
Auschwitz e con essa i tanti campi di morte, la tragedia del popolo armeno, i milioni di morti vittime dell'intolleranza integralista, non possono essere mai compresi e sfuggono al semplice tentativo di razionalizzarli, perché il genocidio nella storia purtroppo non è una novità assoluta. Di esso resta soltanto la memoria e forse la commemorazione più idonea sarebbe quella del silenzio. Non già del silenzio che nega, ma di quello commosso che più che alle parole si affida al cuore, di quello che invita ad agire prima che accada ancora, perché a nessuno capiti mai più. Oggi più che mai quando tentativi revisionisti cercano di imbavagliare il passato o per negarlo o peggio per distorcerlo e l'Europa sembra essere nuovamente attraversata da pulsioni razziste che ricordano i tristi giorni di quel “passato che non passa”, di quel “debito senza fine” alla base del progetto di ogni genocidio.
“La memoria, scrisse Primo Levi, è uno strumento meraviglioso, ma fallace… I ricordi che giacciono in noi non sono mai incisi nella pietra; non solo tendono a cancellarsi, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei”.
La giornata della memoria che, prima dell'obbligo ministeriale o dalla scadenza del calendario ci è imposta dalla nostra stessa coscienza civile, nasce non solo perché - è stato scritto - il sonno della memoria genera mostri e come ricorda Gorge Santyama “chi non ricorda il proprio passato è destinato a riviverlo”, ma soprattutto perché chi verrà dopo di noi sappia che “vi è un piano inclinato in fondo al quale è la strage; quel piano inclinato è il campo di sterminio”; quel piano inclinato sono anche i pregiudizi di chi ancora avalla patenti di superiorità biologica e culturale, quasi che gli uomini fossero divisi in razze o in categorie e non già accomunati dalla stessa ragione e figli dello stesso Padre.
Un'anonima SS disse a Primo Levi trattenuto ad Auschwitz: “Hier ist kein warum”, (Qui non c'è nessun perché). Aveva ragione! Ma ciò, paradossalmente, non ci esime dalla memoria; ci ammonisce, anzi, a ricordare chi in quei maledetti campi di sterminio o nei mille recinti di morte è stato spogliato della parola, del proprio nome, della propria identità culturale, delle proprie radici in nome di un pregiudizio antico che purtroppo oggi non è stato ancora estirpato. Quando venne evacuato il campo di Riga, la violenza nazista colpì anche Simon Dubnow, noto storico ebreo ormai più che ottantenne. Raccontano che le sue ultime parole pronunciate in yiddish siano state: “Schreibt und farschreibt”, “Scrivete e consegnate”. A quell'invito di un uomo prossimo alla morte anche noi vogliamo essere fedeli.

Mario Cutuli, Gli anni neri, pp. 139 -140

PROGRAMMA

In auditorium ore 8.00-10.00

10.00-10.30 PAUSA

In auditorium ore 10.30-12.40