| BUONO SCUOLA: ARTICOLO |
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I buoni scuola: la parità nei fatti (da Il Gazzettino giovedì 3 ottobre 2002) Egregio Direttore, caro il referendum veneto sulla scuola, per caro è caro: ci costerà 40 miliardi di vecchie lire per protestare contro i 17 miliardi che la Regione ha deciso di dare ai genitori di tutte le scuole in "buoni". E' vero che i genitori devono documentare le spese, e visto che chi manda alla statale non ha molte spese (perlomeno documentabili) rischia di essere scavalcato da chi ha a volte vitto e alloggio e sempre retta mensile perché manda alla scuola privata (che poi è privata solo nei fondi, per il resto è pubblica come le altre). Il principio della parità scolastica tra pubblico e privato, affermatosi in tutta Europa, domanda che ci siano anche degli aiuti economici per tutti; onde non vanificare la parità. Io sono stanco di sentir dire che la scuola privata è per i ricchi: andate dai Giuseppini a Mirano, dai Salesiani alla Gazzera o venite nella nostra scuola materna! Spesso nelle nostre scuole arrivano i figli più problematici o demotivati, con famiglie sfasciate per lutti o separazioni. Arrivano certo anche figli bravi di genitori che si fidano poco della statale per loro valutazioni (e non ditemi che gli scioperi, il via vai di docenti o la diversità di opinioni fra docenti nella stessa classe non possono essere un problema per uno scolaretto ancora tenero). Se questo aiuto della Regione sembra un "furto alle statali" perché non discutiamo e facciamo parte anche del resto: stipendi ai docenti e ai bidelli, riscaldamento, luce a ammodernamento degli ambienti che le private devono affrontare senza alcun aiuto? Lo Stato dà il primo, il secondo, il dolce e il caffè alle scuole pubbliche (3.000 miliardi nel Veneto), alle private dà solo la frutta (17 miliardi appunto e poco altro) e qui si vorrebbe che la frutta fosse spartita con le pubbliche. Ringrazino piuttosto Dio che ci sono le scuole private che non pesano come loro sul bilancio statale, altrimenti (se fossimo tutti statali) ci sarebbe molto meno da spartire con ciascuno. Certo si può chiedere un miglioramento del regolamento applicativo della legge regionale perché i soldi non finiscano anche nelle tasche dei ricchi che mandano i figli alla privata. Ma via! Della fascia alta di reddito dai 60 agli 80 milioni le domande ammesse sono solo il 6%. Ci avessero pagato i docenti si sarebbe saltato meglio l'ostacolo, perché è difficile stanare quei ricchi che non denunciano i redditi! Comunque è vero che tutti quelli che scelgono le private pagano due volte: per la scuola pubblica con le tasse e per la scuola privata con la retta. E' giusto? Vorrei poi dire ai 'compagni' che hanno proposto il referendum, lasciando perder discorsoni su giustizia, parità e democrazia ove abbiamo contenuti ben diversi: furbizia suggerisce di non far guerra al 'centro', a meno che ci si accontenti di fare cronicamente i girotondi attorno ai palazzi ove altri governano, perché le elezioni nel bipolarismo si vincono o perdono al centro. don Marco Scattolon |